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Gesł Bambino nei santi del Carmelo

Gesù Bambino nei santi del Carmelo

San Giovanni della Croce
Notizie e immagini “... che riguardano esseri creati, l'anima le può rievocare alla memoria, quando... producono un effetto buono, non con il desiderio di ritenerle in sé, ma per ravvivare l'amore e la conoscenza di Dio". (Opere, Salita, 1. 3,14,2, ed ocd).
Questa norma vale anche per la rappresentazione figurativa di Gesù Bambino, in quanto attraverso essa si apre all'anima l'accesso al mistero dell'umanizzazione di Dio.

Santa Teresa di Gesù Bambino
Nella Storia di un'anima si legge:
“Da qualche tempo mi ero offerta a Gesù Bambino per essere il suo Piccolo giocattolo. Gli avevo detto di non servirsi di me come un giocattolo di pregio che i bambini si accontentano di guardare senza osare toccare, ma come di una piccola palla di nessun valore che poteva gettare a terra, spingere con il piede, bucare, lasciare in un cantuccio, oppure stringere al cuore, se questo gli faceva piacere; In una parola volevo divertire il piccolo Gesù. Volevo abbandonarmi ai suoi capricci infantili... egli aveva esaudito la mia preghiera. A Roma Gesù bucò il suo piccolo giocattolo; voleva vedere cosa vi era dentro, e poi avendolo veduto, contento della sua scoperta, lasciò cadere in terra la pallina e si addormentò...
Comprende, Madre cara, quanto era triste la pallina nel vedersi per terra... Tuttavia io non cessavo di sperare contro ogni speranza”.
(La Storia di un’anima, Ms A 177, ed. ocd)

“Ora però sono felice di esserlo; solo ho pensato che il Bimbo divino abbia già un sufficiente numero di altre anime le quali - ricche di alte virtù - si sono qualificate suoi giocattoli. Di conseguenza, ho pensato che esse fossero i suoi giocattoli più belli mentre la mia anima non era che un piccolo giocattolo senza valore. Per consolarmi mi sono detta che i bambini provano spesso una gioia più intensa nel possedere dei giocattoli che possono gettare in un canto o prendere in mano, rompere o coprire di baci, di quanta non ne provino nell'averne altri di maggior valore che osano a malapena toccare. Sicché mi sono rallegrata di esser povera. Mi sono augurata anzi di diventarlo ogni giorno di più, affinché Gesù provi ogni giorno una gioia più grande nel giocare con me...". (Gli Scritti , lettera 176, ed. ocd)

“Si è tanto più adulti ad amare Gesù, ad essere le sue vittime d'amore, quanto più si è poveri e deboli... Teniamoci alla larga da tutto ciò che brilla! Amiamo la nostra piccolezza!”. (Gli Scritti , lettera 197, ed. ocd)

“... La perfezione mi appare come qualcosa di molto semplice: vedo che basta riconoscere il proprio nulla e abbandonarsi come un bimbo nelle braccia del buon Dio. I bei libri, che io non so capire e ancor meno tradurre in pratica, li lascio alle anime grandi, agli spiriti superiori, rallegrandomi invece di esser piccola perché il celeste banchetto è riservato ai bambini e a quanti loro assomigliano”. (Gli Scritti , lettera 226, ed. ocd)

Santa Teresa benedetta della Croce – Edith Stein

In una conferenza  sul "Mistero di Natale ", tenuta a Ludwighafen il 31 gennaio 1931:

Essere una cosa sola con Dio
Dove il Bambino divino intenda condurci sulla terra è cosa che non sappiamo e a proposito della quale non dobbiamo fare domande prima del tempo. Una cosa sola sappiamo, e cioè che a quanti amano il Signore tutte le cose ridondano in bene. E inoltre che le vie, per le quali il Salvatore conduce, vanno al di là di questa terra. O scambio mirabile! Il Creatore del genere umano ci conferisce, assumendo un corpo, la sua divinità. Per quest'opera mirabile il Redentore è infatti venuto nel mondo. Dio è diventato un figlio degli uomini, affinché gli uomini potessero diventare figli di Dio. (...)
Se mettiamo le nostre mani nelle mani del Bambino divino e rispondiamo con un “sì” al suo “Seguimi”, allora siamo suoi e libera è la via, perché la sua vita divina possa riversarsi in noi. Questo è l'inizio della vita divina in noi. Essa non è ancora la contemplazione beata di Dio nella luce della gloria; è ancora l'oscurità della fede, però non è più di questo mondo ed è già un'esistenza nel regno di Dio. Il regno di Dio cominciò sulla terra quando la Vergine santissima pronunciò il suo fiat ed ella ne fu la prima serva.
E quanti prima e dopo la nascita del Bambino professarono la loro fede in lui con le parole e le azioni - san Giuseppe, santa Elisabetta, suo figlio e tutti coloro che circondavano la mangiatoia - entrarono similmente in esso. Tale regno sopravvenne in maniera diversa da come ce lo si era immaginato in base ai salmi e ai profeti. I romani rimasero i padroni del paese, e i sommi sacerdoti e gli scribi continuarono a tenere il popolo povero sotto il loro giogo. Chiunque apparteneva al Signore portava invisibilmente il regno di Dio in sé. Egli non si vide alleggerito dei pesi dell’esistenza terrena, anzi ne vide aggiungere degli altri; ma dentro era sorretto da una forza alata, che rendeva dolce il giogo e leggero il peso.
Così avviene anche oggi per ogni figlio di Dio. La vita divina, che viene accesa nell'anima, è la luce che è venuta nelle tenebre, il miracolo della notte santa. Chi la porta in sé capisce quando se ne parla. Invece per gli altri tutto quel che possiamo dire al riguardo è solo un balbettio incomprensibile. Tutto il vangelo di Giovanni è un balbettio del genere a proposito della luce eterna, che è amore e vita. Dio in noi e noi in lui, questa è la nostra partecipazione al regno di Dio, che ha nell'incarnazione la sua base (...).


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Gesù Bambino nella spiritualità del Carmelo