Carmelitani Scalzi

sito ufficiale della Provincia di S. Carlo Borromeo

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[Foto di Gruppo, assieme ai frati dell'Eremo di Cassano, al termine del Corso]

 

«Nuvole bianche vivono agli antipodi del Dio della città dell'Io», cantava Juri Camisasca dedicando un un intero album alla carmelitana Teresa Benedetta della Croce (Edith Stein). Le bianche, le novizie, e le altre, si sono addensate su Cassano per qualche giorno. A dire il vero anche quelle vere della pioggia, quasi a volerle rappresentare “live” e dire a tutti che erano lì. Pochi giorni, per l’annuale corso formativo, come da tradizione. Occasione per un confronto quest’anno sull’attualità ecclesiale del carisma teresiano, e per rinsaldare i vincoli di appartenenza. Il Relatore, P. Francisco Javier Sancho Fermín, direttore del CITES, Centro Internazionale Teresiano-Sanjuanista di Avila (Spagna) e, tra l’altro, profondo conoscitore della figura di Edith Stein.

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[P. Javier Sancho in una pausa dalle fatiche in gita all'eremo di Santa Caterina del Sasso (Leggiuno - VA)]

 

«Ciò di cui abbiamo soprattutto bisogno in questo momento della storia sono uomini [e donne – ndr.] che, attraverso una fede illuminata e vissuta, rendano Dio credibile in questo mondo. La testimonianza negativa di cristiani che parlavano di Dio e vivevano contro di Lui, ha oscurato l’immagine di Dio e ha aperto la porta all’incredulità. Abbiamo bisogno di uomini che tengano lo sguardo dritto verso Dio, imparando da lì la vera umanità. Abbiamo bisogno di uomini il cui intelletto sia illuminato dalla luce di Dio e a cui Dio apra il cuore, in modo che il loro intelletto possa parlare all’intelletto degli altri e il loro cuore possa aprire il cuore degli altri. Soltanto attraverso uomini che sono toccati da Dio, Dio può far ritorno presso gli uomini» (Joseph Ratzinger, Conferenze, 1 aprile 2005, a Subiaco).

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[In ascolto di P. Sancho]

 

Con questa citazione il P. Javier Sancho giunge al cuore della sua proposta alla riflessione delle Monache Carmelitane Scalze della nostra Provincia di San Carlo. E lo fa nel giorno in cui, su loro invito, sono presenti anche i loro fratelli del Carmelo Scalzo. Il Magistero della Chiesa, proprio in quei giorni, pubblicava una Esortazione Apostolica sulla santità: «La santità è fatta di apertura abituale alla trascendenza, che si esprime nella preghiera e nell’adorazione. Il santo è una persona dallo spirito orante, che ha bisogno di comunicare con Dio. E’ uno che non sopporta di soffocare nell’immanenza chiusa di questo mondo, e in mezzo ai suoi sforzi e al suo donarsi sospira per Dio, esce da sé nella lode e allarga i propri confini nella contemplazione del Signore. Non credo nella santità senza preghiera, anche se non si tratta necessariamente di lunghi momenti o di sentimenti intensi.

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[Pausa breve]

 

San Giovanni della Croce raccomandava di «procurare di stare sempre alla presenza di Dio, sia essa reale o immaginaria o unitiva, per quanto lo comporti l’attività» (Gradi di perfezione, 2). In fondo è il desiderio di Dio che non può fare a meno di manifestarsi in qualche modo attraverso la nostra vita quotidiana: «Sia assiduo all’orazione senza tralasciarla neppure in mezzo alle occupazioni esteriori. Sia che mangi o beva, sia che parli o tratti con i secolari o faccia qualche altra cosa, desideri sempre Dio tenendo in Lui l’affetto del cuore» (Id., Consigli per raggiungere la perfezione, 9).

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[Quattro calci al pallone coi frati]

 

Ciò nonostante, perché questo sia possibile, sono necessari anche alcuni momenti dedicati solo a Dio, in solitudine con Lui. Per santa Teresa d’Avila la preghiera è «un intimo rapporto di amicizia, un frequente trattenimento da solo a solo con Colui da cui sappiamo d’essere amati» (Vita 8, 5). Vorrei insistere sul fatto che questo non è solo per pochi privilegiati, ma per tutti, perché «abbiamo tutti bisogno di questo silenzio carico di presenza adorata» (S. Giovanni Paolo II, Orientale lumen, 762). La preghiera fiduciosa è una risposta del cuore che si apre a Dio a tu per tu, dove si fanno tacere tutte le voci per ascoltare la soave voce del Signore che risuona nel silenzio.

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[Incontro fraterno con Sancho e il P. Fausto Provinciale sul tema della Nuova Evangelizzazione]

 

 

In tale silenzio è possibile discernere, alla luce dello Spirito, le vie di santità che il Signore ci propone. Diversamente, tutte le nostre decisioni potranno essere soltanto “decorazioni” che, invece di esaltare il Vangelo nella nostra vita, lo ricopriranno e lo soffocheranno. Per ogni discepolo è indispensabile stare con il Maestro, ascoltarlo, imparare da Lui, imparare sempre. Se non ascoltiamo, tutte le nostre parole saranno unicamente rumori che non servono a niente» (Francesco, Gaudete et Exultate n.147-150).

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[Canto di ringraziamento prima di cena]

 

Il messaggio di Giovanni della Croce e Teresa d’Avila, così ben compresi da un’altra Grande Carmelitana, Teresa di Lisieux, la quale scriveva, in mezzo al dramma della prova della Fede: «canto semplicemente ciò che voglio credere», affermando la sua scelta di “sperimentare viaggiando” la fede, di farne esperienza (ex-per-iri, appunto), è quello che il Carmelo ha ancora oggi da offrire al mondo.

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[Il Pranzo tutti assieme]

 

«Il realismo dei santi del Carmelo offre tante prospettive che vengono in aiuto alla Chiesa e all’uomo di oggi in ordine alla riscoperta del vero senso della fede, come fonte della felicità e della realizzazione dell’essere umano. Continuano a rappresentare per la Chiesa una nuova mentalità e una nuova coscienza cristiana. Teresa è un testimone straordinario della vita ordinaria della Grazia, … convinta che quello che lei ha ricevuto è quello che Dio offre a tutti. … Il Cristo Risorto ormai fa partecipi i suoi dei doni che ha guadagnato per tutta l’umanità … La spiritualità Teresiana … ci aiuta a non perdere tempo a guardare ai nostri difetti ma a considerare la nostra grandezza alla luce del mistero di Dio. Certo: «non arriveremo mai a conoscerci, se insieme non procureremo di conoscere Dio. Contemplando la sua grandezza, scopriremo la nostra miseria; considerando la sua purezza riconosceremo la nostra sozzura; e innanzi alla sua umiltà vedremo quanto ne siamo lontani … È un fatto, però, che mantenendoci di continuo nella ignominia della nostra terra, le nostre correnti possono intorbidarsi a contatto con il fango del timore, della pusillanimità, della codardia … Ohimé, figliuole mie, quante anime il demonio deve rovinare per questa strada, facendo loro credere che tutto ciò sia per sentimento di umiltà!” (1M 2, 9-10). … Quello di cui abbiamo bisogno lo portiamo dentro di noi … figli di Dio come siamo … Soltanto quanto scopriamo la possibilità del nostro essere, del dono ricevuto siamo capaci anche di impegnarci positivamente nella vita» (F.J. Sancho Fermín), in un rendimento di grazie (Eucaristia). Si: «come l’ape non lascia di uscire a succhiare i fiori, così l’anima, la quale, pur addestrandosi nel proprio conoscimento, deve di tanto in tanto innalzarsi a considerare la grandezza e la maestà di Dio. … lavoreremo assai più virtuosamente con l’aiuto di Dio che non col rimanere attaccate alla nostra miseria» (Ibid. 8).

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[Eucaristia]

 

«La pienezza dell’amore si trova dentro ciascuno di noi. Di qui la necessità di scoprire, come ci invita a fare Teresa di Gesù, il Mistero che ci abita. Tante volte abbiamo visto la vita di fede come una realtà che ci porterà ad acquistare, a guadagnare, a ricevere in dono un premio. Ma non è questo il senso del vivere cristiano» (F.J. Sancho Fermín). Secondo le parole di san Paolo: “Ho combattuto la buona battaglia», ho terminato la mia corsa, ho conservato la fede” San Paolo (2Timoteo 4, 7). La fede è un dono che Dio ci offre perché lo conserviamo, lottando e correndo ogni giorno nell’offrire al prossimo non il nostro bensì l’amore di Dio.

E’ questo il Carmelo per la Chiesa: l’Esperienza di Dio, per una santità ordinaria, per tutti, che è poi la sola degna del nome Cristo.

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[Laviamo quel che c'è da lavare...]

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