Carmelitani Scalzi

sito ufficiale della Provincia di S. Carlo Borromeo

 

Affresco di autore ignoto che rappresenta s. Teresa che ha una visione di Gesù risorto

 

 

 

BONONIENSE (coenobium) / MEDIOLANENSE et FAVENTINUM ac MONIALES CREMONAE existentes". Era il 14 maggio 1617. Si stava celebrando in Roma il 5° Capitolo Generale dell’Ordine dei Carmelitani Scalzi, a S. Maria della Scala. Quel Capitolo vide l’erezione di 6 Provincie, allo scopo di permettere il buon governo dell’Ordine. Tra queste la nostra PROVINCIA di "S. ANGELO" di Lombardia , sul territorio dello Stato Milanese, lo Stato Veneto e l’Emilia (eravamo nel 600 e l’Italia era un mosaico di governi). Sede della Provincia il convento di S. Imerio.

Ricordiamone allora, brevemente, la storia degli inizi della nostra presenza a Cremona.

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Prima della fondazione del Convento di S. Imerio esisteva già in Cremona, presso la Chiesa di S. Bartolomeo, una comunità di Carmelitani “calzati”, cioè non riformati secondo le direttive di S. Teresa d’Avila e S. Giovanni della Croce. La riforma dell’Ordine Carmelitano, voluta e intrapresa dai due Santi a partire dal 1568 in Spagna, non tardò ad estendersi anche all’Italia mediante la fondazione di conventi a Genova (1584) e a Roma (1597).

Ma già nel 1593, prima ancora della fondazione romana, si tenne proprio in Cremona il Capitolo Generale dell’Ordine che doveva affrontare la delicata questione dei rapporti tra i Carmelitani dell’antica osservanza (calzati) e quelli che avevano accolto la riforma (scalzi). Fu sancita “propter bonum pacis, tranquillitatis et augmentum totius Ordinis” la totale separazione della Riforma dai Calzati cosicchè i frati della Vergine del Monte Carmelo si distinsero in due ordini: i Calzati e gli Scalzi.

Nel 1606 Cremona vide sorgere la comunità riformata di S. Imerio che si affiancò a quella dei Calzati già esistente a S. Bartolomeo.

Nel 1613 alcune Carmelitane Scalze provenienti da Genova aprirono un monastero, sotto il titolo di S. Giuseppe e Teresa, al termine dell’attuale via Aselli.

L’anno 1619, dopo la divisione dell’Ordine Carmelitano in Provincie e la costituzione della Provincia Lombarda (1617) comprendente lo Stato Milanese, il Veneto e l’Emilia, si tiene in Cremona il Primo Capitolo Provinciale dei Carmelitani Scalzi. In seguito, nonostante la presenza carmelitana riformata in centri più noti come Milano e Bologna, i Consigli Provinciali si tennero frequentemente a Cremona: senza dubbio per la centralità geografica ma non meno per la vivacità spirituale delle comunità in essa esistenti.

 

corridoio di accesso alla sagrestia al cortile delloratorio alle sale dedicate a s. Teresa e s. Giovanni della Croce 2

 

I Carmelitani “Scalzi” a S. Imerio

La comunità carmelitana riformata dovette la sua presenza in Cremona all’opera del nobile Cesare Vidoni, marchese di S. Giovanni in Croce.

Egli aveva un fratello, Padre Giovanni Pietro dell’Assunzione, che aveva vestito l’abito carmelitano in Genova. Questi, per motivi di salute, fu consigliato dai superiori di ritornare presso i parenti. Venne, dunque, da Genova a Cremona sul finire del 1605, accompagnato da Padre Marco della Purificazione suo confratello.

Ambedue i religiosi furono accolti dal marchese Cesare che, col passare dei giorni, fu colpito dalla loro condotta al punto di pensare alla fondazione di una comunità riformata proprio in Cremona dove, nel 1593, la Riforma aveva ottenuto il legittimo riconoscimento.

Col favore dei fratelli cardinali Girolamo e Pietro Vidoni, d’intesa con le autorità e col vescovo Cesare Speciano (non nuovo all’introduzione in diocesi di Ordini e Congregazioni dallo spirito rinnovato), il marchese Cesare potè dar corso alla fondazione acquistando, nella parrocchia di S. Erasmo, terreno e case che donò ai Carmelitani perché vi erigessero chiesa e convento.

 

sala s. Teresa di Gesù ex sala del Capitolo 2

 

La fondazione

Della fondazione ci dà precisa notizia il Merula, il quale, scrivendo a circa vent’anni dall’avvenimento, è più che mai fonte autorevole e sicura. “La nobile casa Vidoni vi concorse una parte contribuendo la somma di 3500 scudi di Milano, oltre la suppellettile famigliare e della chiesa e senza l’aggiunta della cappella maggiore. La città pure vi contribuì 2000 scudi, non che mons. Vescovo Speciano non lasciò di concorrervi anch’esso a larga mano ….”.

Un altro pio Cavaliere, Sforza Sforzoso, dona una terza casa contigua alle due case con orto offerte dal Marchese. Si comincia subito lo sterro per le fondamenta della chiesa. Il 18 luglio 1606 il Vescovo di Cremona è felice di benedire e porre la prima pietra, attorniato dal clero e dal popolo in festa. La chiesa viene dedicata a S. Imerio Vescovo, Patrono di Cremona.

Il Padre Marco, il Padre Gian Pietro e un altro confratello, si ritirano nelle case donate, più propizie per la vita religiosa ed anche per sorvegliare i lavori. Nel settembre 1607 altri religiosi vengono a Cremona con l’intento di collaborare per la sistemazione a convento delle case donate e aprire un oratorio. Vi celebrerà la prima Messa Mons. Gera, Vic. Gen. Del Card. Sfondrati, nell’aprile 1608.

Aperta al pubblico una chiesetta provvisoria a fine agosto, vengono inviati dal Padre Generale altri 6 religiosi per cui la comunità era formata. Il Padre Vicario procedette alla inaugurazione il 30 novembre 1608 riponendo il SS. Sacramento e dando inizio alla piena osservanza regolare.

La loro virtù e l’austerità della loro vita suscitò profonda stima e devozione nel popolo e nel clero. Il Card. Sfondrati, succeduto nel 1607 a Mons. Speciano, si fece penitente del Padre Vicario Angelo di Gesù  Maria e il suo esempio vi porterà buona parte del clero e della nobiltà.

Intanto anche la chiesa materiale progrediva alacremente. Il marchese Cesare Vidoni aveva fatto tanto e tanto aveva donato per la costruzione di S. Imerio. E proprio quando tutto era quasi pronto per l’inaugurazione, con grande cordoglio di tutti, muore il fratello del marchese, Padre Gian Pietro dell’Assunta, che della fondazione “fu il principio, l’occasione, il motivo”. Aveva 32 anni, da poco sacerdote, entusiasta per la sua vocazione, nonostante la salute malferma. Era il 9 ottobre 1609. Il cronista ne fa un grande panegirico. Il 16 luglio 1612 la chiesa fu dedicata, col titolo di S. Imerio, dal vescovo G. Battista Brivio.

I Carmelitani, riconoscenti, determinarono che la cappella maggiore della chiesa fosse di juspatronato della munifica famiglia Vidoni, con diritto di sepoltura nella cripta sottostante.

Il convento fu destinato a noviziato fino al 1619 quando, per disposizione del Capitolo Provinciale, divenne sede dello studentato filosofico dell’Ordine. In virtù di questa nuova destinazione si comprende il carattere specialistico della grande biblioteca conventuale che, dispersa in seguito alla soppressione napoleonica, è stata, nei decenni scorsi, ritrovata in alcuni esemplari (manoscritti e a stampa) depositati presso la Biblioteca Civica di Cremona.

 

Riposo nella fuga in Egitto Genovesino FILEminimizer FILEminimizer FILEminimizer FILEminimizer min

 

La soppressione

La presenza degli Scalzi durò a S. Imerio fino al 1805, anno delle leggi di soppressione ed eversione napoleonica. La chiesa fu assegnata come sussidiaria alla vicina parrocchia di S. Clemente (S. Maria Maddalena); il convento fu in parte adattato come abitazione per i sacerdoti e in parte venduto: attualmente restano otto celle.

L’anno seguente fu assegnata alla chiesa di S. Imerio la cura d’anime di S. Clemente alla quale erano aggiunte le parrocchie di S. Pantaleone, S. Geroldo, S. Erasmo e parte di quelle di S. Donato, S. Giorgio e S. Maria in Betlem.

Dal 1806, dunque, inizia il cammino della parrocchia attuale di S. Clemente in S. Imerio.

 

Estasi Teresa FILEminimizer

 

La chiesa

L’edificio si presenta, esteriormente, con struttura essenziale, il volto informe di laterizio antico, quasi di terra bruciata più che cotta.

L’interno, invece, è caratterizzato da solenne dignità e armonia di proporzioni.

“Per il progetto della chiesa sembra doversi accreditare il nome di Francesco Bigallo detto Fontanella, architetto segnalato dagli storici per la costruzione di S. Marcellino con l’annesso Convento dei Gesuiti (…). L’ampio respiro dell’unica navata trova equilibrata cadenza nelle tre campate cui rispondono, sui lati, gli archi delle cappelle intervallati da piccoli vani, secondo un modulo di lontana ascendenza rinascimentale” (Voltini).

Attigue al presbiterio, rispettivamente a destra e a sinistra, stanno la Sala del Capitolo del Convento e la sagrestia.

Nella prima cappella a destra si trova la pala d’altare di olio su tela “Madonna col Bambino e S. Antonio di Padova” (1654) di G. B. Natali. La Vergine, in vesti bianche e azzurre, seduta sopra le nubi, offre il Bambino, che tiene in mano un giglio, a S. Antonio genuflesso in basso; in primo piano figurano libri, un teschio, uno staffile, un calamaio, un lume a olio e una clessidra; tra le nubi angioletti e teste di cherubini.

Nella terza cappella a destra c’è, di L. Miradori detto il Genovesino: “Riposo nella fuga in Egitto” (1651) olio su tela. La Vergine è seduta e tiene sulle ginocchia il Bambino, mentre Giuseppe vigila su di loro, in piedi, al centro; stanno attorno ai personaggi due angeli con le ali variopinte e un angioletto che tiene sollevata la vestina su davanti; sfondo di costruzioni con archi in rovina tra cui si svolge, animatissima, la strage degli innocenti.

 

 

Giovanni della Croce FILEminimizer

 

Nella prima cappella a sinistra di R. De Longe “S. Giovanni della Croce predica alla folla”, olio su tela. Composizione di molte figure con il Santo al centro, in atto di predicare a persone che gli stanno intorno nell’interno di un tempio; in alto, tra angeli, appare Gesù Bambino. Il dipinto è databile tra la fine del 1600 e l’inizio del 1700.

Nella terza cappella a sinistra di A. Massarotti “S. Teresa d’Avila in preghiera” olio su tela. La Santa, rivolta alla Vergine col Bambino che appare nel cielo tra angeli e cherubini, prega perché la città di Cremona, delineata sullo sfondo nel quale spicca l’alta mole del Torrazzo, sia liberata dall’esercito gallo-sardo che l’ha tenuta assediata per 86 giorni, liberazione avvenuta il 15 ottobre 1648.

La pala dell’altare maggiore, olio su tela di B. Caffi, rappresenta la “ Vergine Assunta e santi”. I Santi sono: S. Imerio, S. Pietro, S. Giovanni, S. Girolamo.

Anonimo è l’autore del quadro che rappresenta l’”Annunciazione” e che si trova al di sopra della pala dell’altare maggiore.

Sulla controfacciata della chiesa, sopra il portone, elaborate decorazioni floreali fanno da cornice al dipinto, in forma ovale, di autore ignoto, che rappresenta “Elia Profeta” che vede “..una nuvola, piccola come una mano d’uomo, che sale dal mare” (1 Re, 44). Il dipinto si fa risalire agli inizi del XVIII secolo.

 

Elia 2

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