Carmelitani Scalzi

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[La targa ricordo del primo monastero di Figuil]

 

[ La targa ricordo del primo monastero di Figuil ]

 

 

il nostro Carmelo festeggia i 25 anni di fondazione. Il 17 dicembre 2017 fu grande la nostra gioia. Eravamo infatti circondate da una grande rappresentanza dell’Ordine: Il Definitore, il padre Daniel, inviato dal Padre Generale; il padre Provinciale Attilio, accompagnato da padre Edoardo; il nostro amico, il padre Zua Zua, che ci ha sostenuto dagli inizi della fondazione; dal Centrafrica il padre Alexandre e da Yaoundé il padre Martial. La presenza di Madre Marie Irène, priora del Carmelo di Yaoundé, ci ha riempite di gioia. Abbiamo reso grazie in famiglia per questi 25 anni di permanenza.

 

 

Alcuni momenti di preghiera e la Celebrazione Eucaristica del 17 dicembre XXV anniversario del monastero di Figuil 3

 

[ Alcune immagini della Celebrazione Eucaristica del 17 dicembre scorso XXV anniversario del monastero di Figuil ]

 

 

Era il dicembre del 1991 quando le 5 fondatrici giunsero a Figuil provenendo dal Congo RDC (di là le carmelitane camerunesi erano partite dopo la chiusura del Carmelo di Yaoundé), dal Rwanda e dalla Francia. Si erano messe in cammino dai quattro angoli dell’orizzonte per raggiungere Figuil, senz’altra speranza che in Dio solo, perché sarebbero state davvero folli se avessero contato sulle loro forze. Così il Signore ha superato ogni attesa facendo TUTTO per noi.

 

Alcuni momenti di preghiera e la Celebrazione Eucaristica del 17 dicembre XXV anniversario del monastero di Figuil 2

 

 

La fondazione fu ostacolata dalla situazione politica del Congo RDC, le sorelle sono arrivate con il loro misero gruzzolo perché i fondi previsti per la fondazione non erano stati sbloccati. Le 5 fondatrici sono le sorelle, Marie Élisabeth, Marie Blandine, Marie Thérèse, Bénédicte–Marie e Pétra. Sr Marie Josèphe le raggiungerà qualche mese dopo.

 

Alcuni momenti di preghiera e la Celebrazione Eucaristica del 17 dicembre XXV anniversario del monastero di Figuil 1

 

 

Al nostro arrivo a Figuil la prima preoccupazione fu quella di trovare una fonte di guadagno. Non avevamo niente essendo partite in tutta fretta come gli Israeliti in fuga dall’Egitto. I fondi bancari previsti per la fondazione non erano certo stati sbloccati all’improvviso, in considerazione di noi. Abbiamo allora lavorato di ingegno preparando scatole di conserva, strappando le nostre tuniche per farne dei filtri per il caffè, ecc. Questa è stata per noi un’occasione: quella di imparare a trovare rapidamente soluzioni di emergenza nella nostra piccola casa provvisoria.

 

Alcuni giovani di Figuil davanti allingresso del monastero

 

[ Alcuni giovani di Figuil davanti all'ingresso del monastero ]

 

 

Ci siamo presto accorte che non bisognava contare sull’artigianato nel posto in cui ci trovavamo. Avevamo progettato di vivere facendo le sarte, avevamo anche pensato di produrre delle stoviglie con la ceramica, ma, là dove eravamo, chi avrebbe comprato i nostri prodotti quando si trovavano sul mercato dei recipienti in plastica a prezzo bassissimo e delle balle di vestiario? Che fare allora? Lo Spirito che lavora sempre, ci ha suggerito una soluzione: trovare qualcosa nel campo alimentare… L’essere umano ha sempre bisogno di mangiare e di bere, da ciò non può sfuggire. Aiutate dall’esperienza della nostra sorella Marie Élisabeth, abbiamo iniziato la produzione di una bevanda tonificante a base di erbe medicinali. Non era costosa e non richiedeva troppa materia prima. Fin dai primi mesi abbiamo potuto nutrirci con il suo ricavato ed anche comprare la nostra prima tonnellata di cemento per le fondazioni, con chili di monete da 100 F CFA, cosa che ha molto stupito il cassiere!Abbiamo occupato il monastero dopo che le 8 prime celle furono costruite e là, abbiamo deciso di trovare un’altra sorgente di reddito.

 

Stretta di mano di P. Attilio con il Parroco di Figuil

 

[ Sretta di mano del nostro Provinciale P. Attilio con il Cappellano delle nostre monache, Parroco a Figuil ]

 

 

L’idea di avere un forno per la ceramica ci aveva sempre accompagnato. Ma, essendoci documentate, ci siamo presto accorte che esso richiedeva un forte consumo di elettricità che noi non potevamo avere. Abbiamo pensato di fare del pane perché averlo a Figuil era un’impresa. Il pane arrivava da Guider (30 Km) in tarda serata e già secco. La fabbrica di cemento aveva un piccolo forno per soddisfare i bisogni del personale, noi chiedemmo dei vecchi mattoni refrattari per costruirne uno. Benché ne avessimo avuti in buona quantità, il forno non fu mai costruito perché non sapevamo bene come farlo e il cantiere del monastero richiedeva tutte le nostre energie.

 

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[ La Madre Benedicte mostra a P. Damaso, P. Attilio e P. Martial il registro delle visite al Carmelo di Figuil ]

 

 

Abbiamo iniziato a parlarne tra di noi. A Garoua, situata a 100 Km da Figuil, si trovava un rappresentante di una società francese che vendeva del materiale per la panificazione. Questo fu un tempo importante durante il quale abbiamo a lungo cercato di discernere comunitariamente. Bisognava lanciarsi in questa grande avventura? Nessuna tra noi conosceva il mestiere; intraprenderlo ci spaventava, sotto tutti gli aspetti, dalla produzione alla vendita. Ma lo abbiamo scelto infine, stimolate dal fatto che rispondeva a un bisogno reale della popolazione: da quelle parti mancava una panetteria.

 

M.dre Irene P. Attilio P. Daniel P. Edoardo P. M.dre Benedicte priora del monastero di Figuil e P. Damaso

 

[ Il nostro benvenuto a Figuil ]

 

 

 

Siamo andate molte volte a Garoua per visitare una panetteria. Abbiamo guardato i locali, l’organizzazione del lavoro, la manutenzione delle macchine, la qualità del pane, la produzione etc. C’erano anche le tasse, questo richiedeva numerose formalità amministrative perché il pane era soggetto a quell’epoca alla TVA (Tassa sul Valore Aggiunto). Bisognava dichiarare la nostra produzione di pane. Da un giorno all’altro ci siamo messe a studiare le procedure amministrative e giudiziarie. Siamo diventate architetti in erba, facendo noi stesse la pianta della nostra futura panetteria, aiutate dalla società che ci vendeva il materiale. Il locale fu costruito rispettando il regolamento in vigore. Tuttavia una cosa è fare del pane, altra smerciarlo. Fu necessario cambiare le abitudini alimentari della popolazione. Fu necessario anche essere decise al momento di essere pagate e non accettare crediti.

 

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[ Sopra, I preparativi dell'impasto del pane; sotto, il pane appena sfornato ]

 

Il pane appena sfornato

 

 

 

 

La cosa più difficile fu riorganizzare la nostra vita in monastero, in modo che si mantenesse un equilibrio tra preghiera e lavoro. Dovevamo organizzarci affinché il lavoro della panetteria non ci facesse dimenticare il motivo per cui eravamo a Fuguil. E ciò richiese di fare delle scelte. Per esempio: non aumentare la quantità di pane, visto che il tempo della preghiera e la vita fraterna non ne sarebbero state avvantaggiate. Era una lotta quotidiana perché la popolazione e le autorità amministrative ci incalzavano senza sosta su questo punto. Numerose altre difficoltà relative al mestiere di panettiere e la nostra vocazione di carmelitane non ci davano respiro. Il peso del lavoro giornaliero ripetitivo è spesso penoso, soprattutto durante i mesi caldi. Dovevamo essere decise sulla distribuzione della produzione giornaliera con orario fisso: esigere che la vendita cominciasse alle 10,30 e terminasse alle 13.00. Il problema dell’approvvigionamento della farina, dell’olio combustibile, ci ha mostrato la necessità di avere un mezzo di trasporto. La manutenzione delle macchine e l’urgenza di piccole riparazioni ci hanno trasformate in riparatori, tecnici e meccanici. Com'è accaduto ciò? Quando c’era una difficoltà facevamo venire un tecnico, guardavamo dove era il problema e come veniva trovato ciò che era rotto. Ci siamo documentate e la generosità di alcuni tecnici ci ha permesso di apprendere come fare piccole riparazioni.

 

Arrivo al monastero di Figuil

 

[ Sullo sfondo l'ingresso del monastero di Figuil ]

 

 

 

Si aggiunse un’altra difficoltà: il lavoro in gruppo, in equipe. Bisognava imparare a lavorare insieme, a essere tutte responsabili, cioè a portare la responsabilità dalla preparazione della farina per la pasta fino alla fine della vendita del pane perché se una trascurava il proprio lavoro era tutta la produzione a essere compromessa. E’ accaduto uno o due volte che la sorella incaricata della madia abbia dimenticato di mettere il lievito. Si dovette ricominciare da capo: togliere il pane dalle tavole, rimettere la pasta nella madia, reimpastare….

 

7 la Priora di Etoudì Suor Maria Irene e il P. Attilio. Sullo sfondo il fiume in secca nei pressi del primo monastero di Figuil

 

 

[ La priora di Etoudì, suor M. Irene e il P. Attilio. Sullo sfondo il fiume in secca nei pressi del primo monastero di Figuil ]

 

 

Ma la panificazione non ha solo difficoltà, ci son anche aspetti positivi. Ci permette di aver un lavoro vero, come i nostri fratelli che mangiano con il sudore della fronte, di vivere del lavoro delle nostre mani. Questo lavoro rafforza i nostri legami fraterni, dobbiamo collaborare in equipe ancor più che sorelle. E’ anche un lavoro adatto alle donne perché non richiede molta forza fisica. La panificazione ci permette di far fronte non solo ai nostri bisogni ma anche a quelli di numerose famiglie, essa dà lavoro ai rivenditori del pane. In più abbiamo del buon pane fresco per il nostro consumo.

Per noi fare il pane è come pregare. Cristo si è donato in nutrimento sotto l’aspetto del pane. Volete sapere tutta la spiritualità del pane? Nel fare il pane bisogna coltivare la tenerezza e la bontà perché il pane è tenero e buono. Per fare il pane bisognerebbe essere sempre pronti al sacrificio, come il pane che si lascia spezzare e lasciarti spezzare per quelli che ti sono vicini, a metterti al servizio dei fratelli e delle sorelle. Una preghiera? “Aiutaci Signore a essere PANE per gli altri come Tu lo se, TU”. E con Sant’Ignazio d’Antiochia: “Io sono il frumento di Dio e sarò frantumato dal dente delle fiere affinché si riconosca in me il pane purissimo di Cristo”

14 Sretta di mano tra P. Attilio e sua maestà il Lamido leader della comunità musulmana di Figuil

 

[ Sretta di mano tra il P. Attilio e "sua Maestà" il Lamido, leader della comunità musulmana di Figuil ]

 

 

 

Dopo l’inizio della costruzione, siamo state costrette a rientrare al centro mussulmano. Ci siamo dovute presentare a sua maestà  sig. Lamido autorità amministrativa di Figuil. Sua Maestà ci ha ricevuto bene. Ma egli si domandava chi erano quelle 5 donne che si dicevano religiose e che non facevano nulla di sociale. Quando gli abbiamo detto che eravamo donne di preghiera e che non uscivamo mai si mostrò alquanto sorpreso. Ci fece tuttavia una buona accoglienza. Madre Elisabeth ha saputo rendere facile il rapporto perché, essendo egli diabetico accettava di ricevere da parte nostra una bevanda prodotta per lui allo scopo di aiutarlo ad equilibrare il suo tasso glicemico. Effettivamente in alcune settimane, grazie alla pozione egli si sentì molto meglio. Ciò ci permise di ingrandire il nostro terreno di 3 ettari senza troppe difficoltà. Il sig. Lamido deve firmare il documento alla sotto prefettura, firma obbligatoria insieme con quella del sotto prefetto. Questo fu un favore. Perché in una regione musulmana la terra è riservata alle greggi da 50 anni, i cristiani non possono comprare un terreno. Ciò è avvenuto alla benedizione della prima pietra del monastero. Egli riconosceva e accettava pienamente dinanzi a tutti la nostra presenza. Qualche giorno prima egli ci aveva offerto Mbala, un montone.

Con nostra grande sorpresa un giorno egli ci mandò suo figlio di dieci anni con una ferita infetta. Chiedeva che suor Elisabeth lo potesse curare con delle piante. La cosa fu fatta e il ragazzo fu guarito e fu molto riconoscente. In seguito sono venute le sue figlie per chiederci di poter essere istruite… Malgrado il nostro rifiuto, nei giorni di festa, continuavano a portarci dolci e torte.

 

15 Foto ricordo dellincontro con la comunità musulmana di Figuil

 

[ Foto ricordo dell'incontro con la comunità musulmana di Figuil]

 

 

Durante la costruzione del monastero suor Bénédicte è diventata molto amica di un commerciante. Un giovane di 23 anni che non sapeva scrivere e che aveva un piccolo negozio a Figuil. Vendendo una carriola, alcuni chiodi e lamiere…. è riuscito a compiere il proprio pellegrinaggio alla Mecca, diventando un Alahji. Nel corso degli anni suor Bénédicte gli ha insegnato a compilare le fatture e tra i due è nata una buona confidenza. Ora essi si chiamano: mio fratello e mia sorella. Quando lui presenta suor Bénédicte non esita a dire: “ è la mia sorella che mi ha fatto crescere, è grazie a lei che sono diventato quello che sono oggi”. L’amicizia continua e in segno di riconoscenza ogni anno ci porta in dono vuoi una scopa, uno strofinaccio, una gallina e un rastrello. Insomma qualcosa per ciascuna di noi!! Suor Bénédicte poi non manca mai di presentargli tutti gli amici che ci vengono a trovare: è veramente suo fratello. E noi ripartiamo sempre con delle bevande da bere a casa, perché egli sa che le sorelle non bevono in pubblico. Una volta l’anno, per i saluti del nuovo anno, suor Bénédicte va da lui. Viene ricevuta bene e le sue mogli vengono a salutarla. All’inizio di dicembre del 2016, suo padre di 80 anni viene ucciso nel centro di Figuil da dei banditi. Tutti gli abitanti di Figuil sono rimasti colpiti e noi diventammo più prudenti con consegne di sicurezza molto restrittive.

 

Visita al musulmano di Figuil 1

 

 

 

Nel corso degli anni abbiamo sempre invitato il Lamido durante le nostre feste, le professioni. Lui arrivava con le sue guardie, assisteva all’Eucaristia e prendeva parte al pasto… Molte volte abbiamo avuto bisogno di lui per regolare dei contrasti ed egli ha preso sempre le nostre difese. I nostri rivenditori di bevande le falsificavano e alcuni di essi le fabbricavano a nostra insaputa così bene che non c’era più niente che ritornasse in cassa! Sua Maestà ha fatto il necessario per far sparire le bevande false. Quest' anno avendo il programma di allevare asini, suor Bénédicite gli ha sottoposto il progetto ed egli ci ha promesso di regalarcene due. Speriamo che gli asini arrivino presto e che non siano vane parole!

 

Il rinnovo dei voti delle monache

 

[ Il rinnovo dei voti delle monache ]

 

 

Nella città di Figuil i nostri fratelli musulmani ci rispettano. Alla vendita del pane durante l’ufficio di sesta si fermano, ma trovano il tempo molto lungo e suonano dopo dieci minuti. Il suono della campana diventa l’orologio per tutto il quartiere: Se essa non suona vengono a chiederci se c’è qualcosa che non va. I nostri fratelli musulmani restano sorpresi nel vedere delle donne che lavorano, e non si capacitano di vedere che il Carmelo è diventato un’oasi con la piantagione di 1000 alberi. Andiamo al mercato di Figuil a scambiare i limoni del frutteto con degli avocadi! Delle donne che sappiano fare altro che figli e cucina!!! Essi restano molto sorpresi al vedere una sorella europea lavorare e sapersi trarre d’impaccio in tutto. E specialmente aiutare l’operaio a lavorare.

 

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Anche Ibrahim ha conosciuto le sorelle quando esse erano nella casa provvisoria. Egli era un moto taxi man e trasportava le sorelle che partivano per il mercato, gratuitamente. Egli è padre di famiglia, è diventato saldatore e rende sempre servizio al monastero. E’ un altro fratello di suor Bénédicte!

Il nostro lavoro ci permette di avere buone relazioni con tutti. I musulmani sono commercianti, i cristiani sono coltivatori. Come con la panetteria così anche grazie alla vendita delle nostre bevande le relazioni sono aumentate. Sono relazioni di accordo, di tolleranza e di rispetto.

25 anni ci hanno permesso di vivere insieme e di mostrare che: «DIO solo basta»

Le vostre sorelle di Figuil

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