Carmelitani Scalzi

sito ufficiale della Provincia di S. Carlo Borromeo

 

 

 

Il 14 Novembre 2018, festa di Tutti i Santi Carmelitani, presso la Chiesa del Monastero delle Carmelitane Scalze di Bologna, dopo la celebrazione dei Vespri, si è svolta la solenne Concelebrazione Eucaristica che ha dato l'avvio alle celebrazioni del IV Centenario dall'arrivo delle Monache a Bologna.

 

 

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La fondazione in Bologna delle Monache carmelitane scalze risale a circa 380 anni fa. Essa «non è stata fatta per esortazione né di preti, né di frati, né di gentiluomini, né di alcun prelato, ma solo dello stesso Signore Gesù Cristo e della Beatissima Vergine», si legge in una testimonianza conservata nei documenti dell'Archi-ginnasio, direttamente lasciata dai due fratelli Marcantonio e Flaminio Campana, persone molto rette e generose, che sin dal 1613 si sentirono ispirati a realizzarla. Contattarono il Servo di Dio Cesa-re Bianchetti, il quale molto si adoperò per ottenere le necessarie approvazioni. Favorevolissimo si mostrò sin dall'inizio l'Arcivescovo, card. Ludovisi, che in una lettera del 17 maggio 1617, così scriveva al conte Bianchetti: «V. S. ha un'impresa degna di Lei, molto santa e che col tempo è per apportare grand'aiuto alla nostra città, per la santità della vita che fan-no le Monache scalze carmelitane in ogni luogo ove si trovano. lo ne sen-to gusto grandissimo e non solo laudo et approvo questa degnissima ri-soluzione, ma benedirò sempre quelle persone che in ciò si impiegheranno». E fu proprio il card. Ludovisi, divenuto Papa col nome di Gregorio XV, ad avere la consolazione di canonizzare, il 12 marzo 1622,

la S. Madre Teresa. I due buoni fratelli Campana provvidero anche ad acquistare la casa situata di fronte alla chiesa di S. Giuliano in strada S. Stefano. La piccola chiesa e il monastero furono dedicati a S. Gabriele Arcangelo e il 1 novembre 1619, festa di Tutti i Santi, le quattro Madri fondatrici giunte da Cremona, diedero inizio alla loro vita monastica. Ben presto fiorirono le vocazioni, tanto che si rese necessario costruire ex novo un classico monastero e la nuova chiesa fu consacrata, quasi un secolo dopo, nel 1730, dal card. Boncompagni. Per anni le Monache poterono continuare a godere della fraterna sollecitudine e dell'assistenza spirituale dei Confratelli del convento di S. Maria Lacrimosa. Più travagliate vicende riservò alle Carmelitane la storia del XIX secolo, soprattutto per la soppressione del 1810. Ma il seme tornò a risorgere nel 1818, grazie alla paterna sollecitudine del card. Oppizzoni che, rientrato dall'esilio, incoraggiò le nostre sorelle rimaste in Bologna, a riprendere la loro vita nel monastero di S. Omobono, in via S, Stefano, dal qua-le erano state espulse le Religiose servite. Una parentesi serena negli anni non meno duri che seguirono, fu la visita - non prevista nel programma ufficiale - del papa Pio IX il 29 giugno 1857. La comunità visse ancora nuovi

anni d'esilio tra il 1891 e il 1894, in seguito al decreto ministeriale del demanio. Fallita ogni speranza di tornare al monastero di S. Omobono (trasformato nella Caserma Masini) e fiorite nuove vocazioni, le Monache dovettero trasferirsi in un'antica casa patrizia in via Malcontenti, adattata a monastero, che fu dedicato ai Santi Giuseppe e Teresa. In seguito ai danni provocati dai bombardamenti del settembre 1943, con l'aiuto di tanti benefattori, venne costruito l'attuale monastero, dedicato al Cuore Immacolato di Maria.

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Vi offriamo alcuni stralci dell'omelia del P. Fausto Lincio, Provinciale:

 

 

Un approccio storico recupera anche degli elementi magari non banali di questo percorso che sono emersi. Ma mi sembra che non sia il primo approccio, quello fondamentale che dovrebbe interessarci a questo quarto anno centenario. Mi sembra invece il primo approccio che dovrebbe interessarci di più è la domanda: "Ma dopo 400 anni sono ancora qui a fare che cosa?"

[...]

Allora la storia non ci consegna solo un percorso ma anche il valore di una esperienza nell'oggi storico. In una città, una chiesa, un pezzetto di mondo. Perché scrive Teresa -ci è maestra anche in questo- nelle Fondazioni qualcosa del tipo: "Abbiamo avuto dei grandi padri fondatori", questi eremiti del Monte Carmelo a cui lei si è rifatta, "ma se non siamo noi capaci di tenere in piedi questo edificio, questa casa, questa realtà, noi nel nostro oggi, cosa ci importa della vita di quei grandi santi là?".

Non ce ne facciamo niente di quei grandi santi là. La domanda è: noi oggi come viviamo quell'esperienza nel nostro presente? Allora questa mi sembra che sia la domanda forte di che questa celebrazione ci lancia, lancia soprattutto alle monache.

Una risposta tento... Un tempo nella societas cristiana dove tutte le cose erano bene, belle, ben ordinate...

[...]

Era più chiara la natura del cammino della vita cristiana. All'interno di questo societas il tassello di coloro che ricordavano tutti gli altri, subito lo capivano tutti cos'era questa vita qui, il tassello di coloro che ricordavano tutti gli altri - la centralità del rapporto col Signore, la necessità di vivere una certa qualità di comunione tra di noi -, ecco la vita contemplativa lo esprimeva in maniera evidente.

[.]

Povertà: per fare un esempio di povertà, [Teresa] dice povertà proprio povertà materiale. Tanto che se doveste costruire delle grandi case -Teresa sa quello che sono le grandi case, come i monasteri benedettini o il suo Monastero dell'Incarnazione dove lei era entrata e le monache ci avevano messo quasi ottant'anni per finire di pagarlo dall'inizio della costruzione e quindi debiti che sono ricaduti su generazioni...- dice: ecco, se riuscite a costruire delle grandi case, spero che cadano e vi ammazzino tutte! Così scrive, e non tanto perché voleva male alle sue monache!

 

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